A San Fernando Valley, in un giorno qualsiasi, s'intrecciano le vicende di più personaggi. Fra i tanti: Earl Partridge, malato terminale di tumore, vorrebbe rivedere il figlio Frank Mackey, guru machista della seduzione telematica; la moglie Linda, interessata e infedele, si accorge di amarlo; Jimmy Gator, conduttore televisivo non ha una condotta morale limpida come sembra; Donnie Smith, star dei quiz show anni '60, è innamorato di un barista; Stanley Spector, bambino prodigio dei quiz show di oggi, soffre la mancanza dell'affetto paterno.

Regia: Paul Thomas Anderson
Genere: Drammatico
Origine: USA, 1999
Durata: 2h 40'
Interpreti: Jason Robards, Julianne Moore, Tom Cruise

Paul T. Anderson, trent'anni, australiano, esordisce alla regia con "Sidney" nel 1996. Il suo secondo film, che gli vale il successo internazionale e varie nomination, è "Boogie Nights - L'altra Hollywood" ('97).

Orso d'oro al Festival di Berlino. In linea con la rassegna questo film, che utilizza un grande, colossale cinema, per parlare del nostro precario vivere quotidiano; così è «Magnolia«. Un film corale e al contempo fatto di storie di uomini soli. L'autore P.T. Anderson lo ha definito un musical, infatti l'azione è costruita tutta su lunghe trame musicali che circondano, avvolgono e spesso coinvolgono gli stessi protagonisti, che cantano i brani necessari allo sviluppo della vicenda. Ed è emblematica la canzone finale del film «Save me» che recita: «Salvami dalla schiera dei mostri che hanno il sospetto di non potere amare nessuno». E nel film è talmente tanto il dolore di sembrare, più che di essere, di accettare e convivere con il passato, fatto di miserabili storie che segnano, che ci segnano, che il mondo sembra, ormai, popolato solo da questi mostri. L'elemento biblico che incombe minaccioso ed evidenziato nella famosa pioggia (Exodus 8.2), sembra dirci che bisogna cambiare rotta, stringerci tra noi con più solidarietà come i petali della profumata magnolia, solidarietà, in un mondo senza più lotte di classe, senza un nemico tangibile, solidarietà esistenziale davvero vissuta solo nell'ora dell'estremo pericolo. Meno consolatorio di «American Beauty«, meno cinico di «Happinnes» ma molto coinvolgente e complesso con il suo montaggio non classico ma discontinuo e nervoso.

Nicola Guarino


- Un cespuglio di emozioni, un groviglio di sentimenti che si intrecciano nel descrivere la vita.

- Su ognuno di noi piove, su ognuno di noi splende il sole, ognuno di noi nasce e ognuno di noi muore. Sono cose che capitano, tutto può capitare.

- Il problema di questo film è che non ho capito la t...rana.

- Solo una pioggia di rane mi poteva svegliare dal sonno. Bleah! Voglio il mio lettooo!

- Supervelocità, cinismo, indifferenza, caos silenzioso, silenzio caotico, ricerca di amore: questa è la vita? Ci vuole poco per distruggere la cosa più bella che ci sia: la vita!

- Poteva essere leggermente più lungo...

- Prima il toro, poi le rane, ma avranno inventato l'ombrello per gli elefanti?

- E' un film particolare, mi ha fatto molto, molto pensare alla vita quanto è lunga. E' bellissima, grazie. Io amo la vita, e... amo perdonarmi!

- E se provassimo tutti a sputare il rospo...???


Media-voto: 6,09

Qualcuno di lorsignori ricorda Frank Zappa? Sì, proprio lui, il sulfureo chitarrista che negli anni '70 mise a ferro ed a fuoco il rock'n'roll a colpi di lingua biforcuta. La storia ce lo ricorda per il buffo barbizzo da moschettiere e gli interminabili album «doppi» nei quali Varese (quello delle sinfonie, non dei mocassini), Stravinskij e musica giovanile erano gli ingredienti della prima fusion conosciuta.
L'uomo al Duemila non c'è arrivato, stroncato da un cancro gli sopravvive la torrenziale capacità compositiva, la memoria pubblica di qualche solco dei miliardi incisi in carriera e la puntigliosa, sapiente ostinazione di dire tutto, ma proprio tutto, prima di dichiarare chiusa la faccenda.
Il giovane Anderson non gli è da meno. Sul tema sofferenza, non dolore, il nostro ci si mette con «la capa e col pensiero», sciorinando la Treccani della sfiga in tempo reale, con encomiabile perizia lavora l'intreccio all'uncinetto e senza requie arriva ai titoli di coda col ritmo metronomico di una disperazione asfissiante. Bravo dietro la macchina, bravo nel combinare immagini e suoni (eccellenti!), bravo nell'affabulare con un cast selezionato ed impeccabile. Solo che... Solo che nella cocciuta determinazione di dimostrare che per fare un film di qualità non è indispensabile usare tecniche da Pleistocene filmico, fondi da filodrammatica oratoriale ed avere passaporto terzomondista, l'uomo si dimentica di chi siede in sala. E dopo tre ore e spiccioli il carretto dei monatti ha il suo da fare tra le poltrone imbottite. Conclusione: meglio un asino vivo che un dottore morto. Con buona pace di chi ha riportato indenni le coglie alla magione.

Fred Flintstone


Home Page | Pagina precedente | Pagina successiva
Ogni maledetta domenica | Pane e Tulipani | Boys don't cry | Luna papa | Un marito ideale | Non uno di meno | Magnolia |
La vita è un fischio | Le ceneri di Angela | L'imperatore e l'assassino | Insider | Moloch | Garage olimpo | Il Gladiatore | Rosetta | Alta fedeltà  | Film Novità 1 | Film Novità 2 | Film Novità 3 | Film Novità 4