In un villaggio dell'Asia centrale, non lontano da Samarcanda, vive una ragazza di 17 anni assieme al padre e al fratello. Sogna di fare l'attrice. In una notte di luna piena si concede ad uno straniero (presunto attore) che subito scompare. La giovane resta incinta e la famiglia - offesa- si mette a setacciare i teatri alla ricerca del padre del bambino.

Regia: Bakhtiar Khudojnazarov
Origine: Tadjikistan, 1999
Genere: Commedia
Durata: 1 h 46'
Interpreti: Nasriev Azalbek, Chulpan Khamatova, Ninidze Merab

Si può essere più kusturichiani di Emir Kusturica? Apparentemente sì a giudicare da Luna Papa, presentato l'anno scorso a Venezia e a Alpe Adria Cinema di Trieste, un film scritto e diretto da Bakhtjar Khudoinazarov, giovane regista tagiko già premiato nel '93 con il Leone d'argento. In un villaggio dell'Asia ex- sovietica posato sulle rive di un lago, la giovanissima Mamlakat si ritrova incinta dopo una notte di luna piena. Il papà potrebbe essere un attore venuto a recitare l'"Otello" e già ripartito con la sua piccola compagnia, uno straniero che l'ha accarezzata nel sogno di diventare attrice raccontandole di essere amico di Tom Cruise.
Il villaggio mormora contro la ragazza, che sarebbe dell'idea di liberarsi del bambino (ma noi sappiamo subito che non lo farà, per la buona ragione che è proprio il nascituro a raccontarci la storia). È di parere diverso suo padre, il collerico Safar, il quale decide di partire a caccia di nozze riparatrici portandosi dietro la disonorata e Nasreddin, il figlio scemo reduce dalla guerra in Afghanistan. E via verso Samarcanda e Bukhara, traversando una terra di nessuno che sembra il Far West e in cui circolano banditi, reduci armati e pericolosi, imbroglioni di ogni genere. I viaggiatori incontrano il giovane Alik, che s'innamora riamato della ragazza e sarebbe disposto a prendersela anche con bimbo annesso. Frattanto succede un'altra quantità di cose, tra i gatti bianchi e i gatti neri di un balletto surreale che il regista orchestra con un vitalismo sovreccitato molto alla Kusturica, mischiando amore per la vita e miseria, disperazione, gioia e assurdo. Tutti corrono e si agitano un sacco, proprio come nei film di Kusturica; dietro la patina alla Emir, però, fanno capolino riferimenti alla tradizione cinematografica autoctona, come il realismo fiabesco di un Paradjanov o quello del georgiano Abuladze. Affiorano, qui e là, ruderi come cattedrali nel deserto, con effetti scenografici sorprendenti. Meno sorprendente l'epilogo, dove una casa tira fuori l'elica e prende il volo con effetto parecchio artificiale.
E qui viene fuori, per lo spettatore occidentale, il problema di un film come Luna Papa: volta a volta affascinante o irritante, ma sostanzialmente difficile da decifrare quando si conosce troppo poco la cultura che lo genera. In questi casi finisci per spendere termini di circostanza come "onirico", "fiabesco" o "arcano", senza avere mai la certezza se il film nasca soltanto da un immaginario diverso dal tuo o non ti prenda, anche, un po' in giro.


Reduce da una trionfale performance estiva nelle arene tricolori, capace di incassi a tre zeri e di una cornice entusiasta di decine di spettatori in odore di perizia psichiatrica, approda, senza un vero perché, tra i nostri zebedei «Luna Papa». Film (?) del quale nessuno sentiva la mancanza, scombiccherato e sconclusionato, questa indegna fesseria presume comicità in una flatulente riproposta di stantii luoghi comuni, resi con agreste capacità da un gruppo di attori (??) e da un regista (???) che in un cinema potrebbero al massimo occuparsi delle pulizie. Il che potrebbe in fondo chiudere la discussione, se non fosse per la doverosa chiosa sulla malerbe dell'etnocoglioneria che continua ad imperversare in festival grandi e piccini d'Europa. Da tempo lo scrivente si interroga sul criterio di selezione di rassegne anche prestigiose, piene di monnezza contrabbandata per oro zecchino solo perché lontana, spesso lontanissima, dal cinema, per così dire, consueto. Una questione, ahimè, non solo chilometrica. Da tempo si chiede, sempre lo scrivente, se una cazzata, che so, bielorussa meriti più attenzione dell'omologa, che so, frusinate, o che entrambe non meritino nulla e i soliti esperti selezionatori un paio di ben assestati calcioni nei fondelli. Da tempo, sempre lo scrivente, attende risposte. Invano.

Fred Flintstone


P.S. - Ma che cacchio di film vede normalmente il signor Adalberto Fornario?

Home Page | Pagina precedente | Pagina successiva
Ogni maledetta domenica | Pane e Tulipani | Boys don't cry | Luna papa | Un marito ideale | Non uno di meno | Magnolia |
La vita è un fischio | Le ceneri di Angela | L'imperatore e l'assassino | Insider | Moloch | Garage olimpo | Il Gladiatore | Rosetta | Alta fedeltà  | Film Novità 1 | Film Novità 2 | Film Novità 3 | Film Novità 4