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Perdita della identità. Identità culturale, familiare, personale e, in questo film, sessuale. Boys don't cry (I ragazzi non piangono) attraverso un episodio realmente accaduto, evidenzia come in uno specchio, il disagio della società, ad evidenziare la propria identità, finanche quella basica della sessualità. Mentre nell'occidente tormentosamente vanno avanti il tema della globalizzazione, della integrazione tra religioni, culture ed etnie diverse, la mancanza dei blocchi (est - ovest) finiti con il sorgere dell'ultimo decennio del secolo trascorso, l'inevitabile crisi delle grandi ideologie che erano il motore di quei due blocchi, il ritorno al privato in un mondo che guarda sempre più all'intero globo, ci hanno fatto scivolare nella scomoda posizione di stabilire i nuovi equilibri della nostra vita. Brandon Teena non vuole essere un maschio, ella lo è nello stesso momento in cui ha dato una risposta al suo essere, al suo sentire. Tanto che nel film non vediamo quasi mai Teena (Hilary Swank, premio Oscar migliore attrice protagonista per questo film) nelle vesti di donna, anzi la/lo percepiamo con difficoltà, quale donna. La domanda che viene da porsi e che sarebbe ottimo argomento di dibattito è se dopo di tutto, l'essere ha una identità sessuale e quindi un destino segnato dalla nascita o, altrimenti, esso è pur sempre frutto di scelte e d'esperienze. Insomma se i nostri abiti, le nostre movenze, il nostro modo di esprimerci e di esprimere la nostra sessualità non costituisca la gabbia di enigmi e frustrazioni indotti da motivi socio-economici, politici prima ancora che religiosi, gabbia da cui urla la nostra anima. Sull'enigma della nostra esistenza valga la sequenza in cui Teena sfugge alla polizia, imboccando una strada sterrata buia, nebbiosa e polverosa correndo a fari spenti, correndo con emozione e paura. Un film sul nostro limite di essere donne, di essere maschi.
Nicola Guarino
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