Durante una gita turistica in pullman, Rosalba, casalinga di Pescara, viene dimenticata in un autogrill. Invece di tornare a casa, la donna raggiunge Venezia. Qui conosce Fernando, un cameriere di origine islandese che ha imparato l'italiano leggendo l'"Orlando Furioso", e va a vivere da lui, trovando lavoro presso un fioraio anarchico, Fermo. Nel frattempo suo marito, Mimmo, più irritato che spaventato per quella che sembra una misteriosa scomparsa, incarica Costantino, un idraulico alle sue dipendenze e appassionato di romanzi gialli, di scovare Rosalba.

Regia: Silvio Soldini
Genere: Commedia
Origine: Italia, 2000
Durata: 1h 55'
Interpreti: Licia Maglietta, Bruno Ganz, Giuseppe Battiston

Nato a Milano nel 1958, Silvio Soldini segue un corso di cinema alla New York University e gira il cortometraggio "Drimage" ('82). Dopo "Paesaggio con figure" ('83), "Giulia in ottobre" ('85), e il documentario "Voci celate" ('86), esordisce nel lungometraggio con "L'aria serena dell'Ovest" ('90). In seguito ha diretto "Un'anima divisa in due" ('93) e "Le acrobate" ('97).

Uscito in sordina la primavera scorsa, il nuovo film di un regista delicato, sensibile, intelligente, ma sicuramente poco abituato alle grandi ribalte, si è in breve tempo trasformato nel maggior successo italiano dell'anno. File ai botteghini, svariati David di Donatello, l'imminente candidatura a rappresentare l'Italia nella corsa agli Oscar. Ma questo, da un certo punto di vista, importa poco. Ciò che vale è il resoconto degli spettatori fulminati dalla grazia e dalla poeticità di «Pane e tulipani», messi di fronte, dopo scarse due ore di visione, alla consapevolezza che forse un'altra vita esiste. Perché di questo si tratta. Abituati come siamo ad accontentarci del «pane» quotidiano - buono, rassicurante, monotono - non ci accorgiamo nemmeno della bellezza che scorre altrove, forse nemmeno tanto lontano; del calore, della fantasia, della joie de vivre dei «tulipani».
I simbolismi e i dualismi abbondano nella «favola» di Soldini. Il marito rozzo, volgare, fedifrago, e il cameriere islandese poetico, gentile, rigoroso; la velocità e la voracità dei nuovi arricchiti (vedi le scene del prologo, con i turisti mordi-e-fuggi) e l'elogio della lentezza srotolato dal fioraio anarchico («Le cose belle si fanno con lentezza»); il grigiore e lo squallore di Pescara (almeno così sembra, ma non ci sono mai stato di persona…, n.d.r.) e il fascino sempiterno di Venezia.
Se da un lato Soldini ritorna sui temi a lui cari del viaggio («Le acrobate»), del confronto con altre culture («Un'anima divisa in due»), dello spaesamento morale («L'aria serena dell'Ovest»), dall'altro rinverdisce il suo stile affidandosi ad un insolito registro espressivo bizzarro, ironico, sardonico. In più, forse senza volerlo, dirige un film pienamente europeo, ospitando la leggerezza e il soffio minimale delle storie alla Rohmer, il disincanto e l'umorismo del finlandese Kaurismaki, il
black humour della tradizione cinematografica inglese. Girano a meraviglia anche gli attori. Dall'intensa Licia Maglietta, protagonista anche della precedente opera di Soldini nonché «aficionadas» del gruppo di Teatri Uniti, allo strepitoso Bruno Ganz, che offre le scene più esilaranti del film con il suo italiano improbabile (vedi la scena della vecchia pistola). E sono di primissimo piano i cosiddetti comprimari: un'autentica rivelazione Giuseppe Battiston (nel ruolo di un improvvisato detective), la conferma di Marina Massironi anche senza le spalle coperte dal trio Aldo, Giovanni e Giacomo, la volgarità scolpita sul volto di Antonio Catania, il prezioso cammeo di Felice Andreasi.
Insomma un gran bel film, capace di raccontare l'incontro di due solitudini soffocate dalla contemporaneità con la leggerezza dell'aria e la freschezza della poesia.

Giuseppe Borrone

  • Che bello, ho rivisto John Candy fare il detective! P.S.: forse la mia ragazza mi convincerà a mangiare cinese.

  • E se una mattina ti ricordassi di avere una vita e la volessi vivere…….ma poi capita che ti svegli…..

  • Dove sono queste persone buone…semplici…ditemelo, le voglio conoscere. Ne abbiamo tutti bisogno.

  • Viva la libertà di scegliere il proprio futuro.

  • Pane e fiori… Pane e tulipani… Nicola, ma tu fossi fioraio… o panettiere???

  • Cacchio! Ho scoperto il cinema italiano!

  • A tutte le signore quarantenni: attenzione. È solo una bella e dolce… favola!

  • Può ciò che è stato dato nell'inconsapevole baratto essere restituito?

  • Sinceramente dopo l'ultimo petalo ero convinto che Fernando s'impiccasse…
  • Media-voto: 8.10

Che gioia andare al cinema e uscirne di nuovo innamorati dell'Italia, grazie al delizioso "Pane e tulipani" di Silvio Soldini, oltretutto con la sala piena di gente che paga volentieri il biglietto a questo regista difficile, capace di regalarti allegria grazie al fatto che in precedenza ha saputo scavare impietosamente nelle miserie del nostro Paese.
Soldini è il contrario di Pieraccioni, "Pane e tulipani" è il contrario de "Il ciclone". Qui i protagonisti riscoprono il piacere della delicatezza e perfino dell'eloquio raffinato - del darsi del "lei" - laddove quell'altro si compiaceva della volgarità contemporanea e strizzava l'occhio al pubblico ripetendo la parola "trombare" ogni due per tre. Anche Licia Maglietta, la protagonista dimenticata all'autogrill da una famiglia rampante abruzzese, ci appare all'inizio emblematica del nuovo ceto medio nazionale afflitto dalla volgarità. Ma presto, con naturalezza, si compie il miracolo: torna a sbocciare dentro di lei l'ingenuità, il bisogno di tenerezza, l'arte del comunicare tra donne e del fare innamorare gli uomini.
Raccontandoci con ottimismo i personaggi di un'inedita Venezia proletaria, Silvio Soldini non ha scritto solo una favola: ha voluto dirci che esiste ancora e può tornare ad esistere un'Italia diversa da quella omologata nella ceramica di un venditore di gabinetti pescarese con villino unifamiliare. E' dentro di noi, quell'Italia diversa, quel gusto dell'amore e della relazione con gli altri, se solo una coincidenza ci aiuta a tirarlo fuori.
I premi e gli applausi che ora piovono sul regista di "Pani e tulipani", giungono dopo gli anni difficili in cui lui realizzava film altrettanto belli ma drammatici, difficili, come "Un'anima divisa in due" dedicato al mondo degli zingari, o come il precedente ritratto sarcastico della sua Milano plastificata. E' la prova che chi lavora bene senza cercare scorciatoie alla fine riesce dove falliscono troppi cantori dell'Italietta qualunque.

Gad Lerner


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