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Intervistato al festival di Venezia, sui tempi filmici e sulle ambientazioni curiosamente orientaleggianti e poco Hollywoodiane di questo The Cell, l'autore ci rispose che lui è riuscito ad imporre (alla produzione americana, cosa non facile) una visione dell'inconscio più orientale che occidentale. Condividiamo questa scelta e glie ne rendiamo merito. Anche perché questo thriller, fanta-horror, colpevolmente snobbato dalla critica, appare un film che, uscendo dalla «serialità industriale» degli ultimi film sui serial killer ( Seven, Il Collezionista, Il Collezionista di Ossa, Hannibal ecc.), si preoccupa di indagare nei meandri oscuri e surreali dell'inconscio del mostro. Non tenta una analisi, sociologica, politica ma naviga in una ricerca psicologica alla ricerca della genesi della follia omicida. Se in Moloch, Hitler ci appare, finalmente, nella sua goffa intimità, qui ci appare, in modo inedito, l'infanzia e il vissuto del serial killer. L'esperimento ci appare, nella sua contraddittorietà e con i suoi limiti, riuscito apparendo in un contesto visionario, lo sforzo si porsi delle domande, entrando nel personaggio «negativo». Truffaut era solito dire che se noi vediamo in un film un bambino che attraversa la strada e una macchina che lo investe istintivamente saremo contro il conducente, ma se entriamo nella mente e nei problemi drammatici dello stesso forse opereremo una revisione del nostro pensiero. Per questo ci sentiamo di dire che in una epoca superficiale come obbiettivamente è la nostra, questo film ci dà una occasione di riflettere, un esempio televisivo (incredibilmente) di «percezione saliente»; un dare sfogo, nella priorità della visione, al nostro inconscio oppresso. Di grande valore, poi, è l'idea della salvezza della vittima, per cui la psicologa si addentra pericolosamente, nei labirinti in formazione della personalità dell'omicida; nei campi oscuri, bellissimi e mostruosi del male di vivere. Salvezza della prossima vittima, ma anche salvezza del carnefice, che a sua volta è spesso vittima dei meccanismi della politica (Garage Olimpo) e dei meccanismi socio educativi, come in questo caso. Salvezza infine della stessa psicologa se è vero che spesso il male ci contagia, specie quando si sono persi «valori di riferimento» significativi (Il tocco del male).
Nicola Guarino
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