Nel terzo secolo a. C. il re dello stato di Qin trama per ridurre sotto il suo dominio i sette regni della Cina, diventandone in tal modo il primo imperatore. La sua concubina, Lady Zhao, gli fornisce la scusa per invadere gli stati circostanti organizzando una falsa congiura contro di lui. Dopo aver assistito alla carneficina causata dall'ambizioso piano del suo re, Lady Zhao decide di ribellarsi al suo sovrano, assoldando a tale scopo l'assassino Jing Ke, di cui finirà fatalmente per innamorarsi.

Regia: Chen Kaige
Origine: Cina, 2000
Genere: Drammatico
Durata: 2 h 23'
Interpreti: Gong Li, Zhang Fengyi, Li Xuejian

Chen Kaige, uno dei più noti registi cinesi, è nato a Pechino nel 1952. Suo padre, Chen Huai Kai, era un famoso regista dei Beijing Film Studio, mentre la madre si occupava di montaggio. La giovinezza del regista viene turbata dall'inizio della Rivoluzione cinese nel 1966. Nel 1969 viene mandato nella provincia di Yunnan nell'ambito del programma di rieducazione dei giovani di Mao e vi trascorre 2 anni a piantare alberi di gomma. Nel 1971 entra a far parte dell'Esercito di Liberazione del Polo (PLA) e vi rimane 4 anni. Nel 1978 entra all'Accademia del Cinema di Pechino. Il suo primo film è "Yellow Earth" ('84). Seguono "Big Parade" ('85), "King of the Children" ('87), "La vita appesa a un filo" ('91), "Addio mia concubina"(Palma d'Oro al Festival di Cannes nel '93), "Le tentazioni della Luna" ('96).

«L'imperatore e l'assassino» di Chen Kaige è un kolossal storico sontuoso, barocco, crudele, appassionante, una produzione cino-franco-giapponese divenuta leggendaria non soltanto in Asia per il suo altissimo costo, per i luoghi della lavorazione trasformatisi in méte turistiche, per le allusioni politiche.
Duecento anni prima di Cristo, il re di Ch'in condusse in un decennio la grande opera di unificare i sette «stati combattenti» del Paese che dal suo nome, pronunciato Cin, si chiamò Cina e di esserne il primo imperatore. Il film di Chen Kaige ha dunque l'ambizione di ripercorrere l'origine e la fondazione della Cina, inclusi i dilemmi morali di quella impresa politico-bellica.
Almeno nella finzione cinematografica, il re promette al suo amore Gong Li di condurre a termine il progetto di unificazione senza violenze né massacri. Invece bagni di sangue, uccisioni di parenti e di bambini, battaglie mortifere segnano la conquista, con tale atrocità che la donna prepara un attentato per sopprimere il re, valendosi d'un assassino a lei devoto.
Il personaggio storico del primo imperatore della Cina è stato il punto di riferimento storico del presidente Mao; sembra intenzione del regista pure dimostrare quanto le promesse dei potenti possano risultare ingannevoli, e come l'aspirazione perenne a creare un mondo migliore possa trasformarsi in orrore quotidiano.
Chen Kaige di «Addio mia concubina» non ha una speciale vocazione per le scene d'azione e di combattimento, mentre è straordinario nel raccontare le
trame, le trappole della Corte o il tentativo fallito dell'amante della regina madre d'impadronirsi del potere: la torbida violenza dell'intrigo, la turpe mescolanza di lusso e ferocia, di eleganza e sangue, la forza letale della menzogna e della bellezza hanno nel film un'eloquenza rara che ricorda il mondo di Kurosawa.
Sono suggestivi e
bellissimi i paesaggi della Mongolia esterna, le coreografie di morte, gli attori molto bravi, le grandi scene cerimoniali.
Se un desiderio dell'autore poteva essere quello di reimpadronirsi della Storia del suo Paese, di creare con la vicenda del primo imperatore della Cina un'analogia a «L'ultimo imperatore» di Bertolucci, il proposito si è magnificamente realizzato.

- Viva i cattivi consapevoli e fieri.

- Delicato come un romanzo d'amore, virile come un mito pagano, vivo come una storia dei nostri tempi.

- Primo capitolo: inizio film
Secondo capitolo: le palpebre cominciano a chiudersi
Terzo capitolo: dormo
Quarto capitolo: z….z…..z…..z….
Quinto capitolo: ore 24, è finito. Finalmente a casa.

- A quattro ubriachi viene data carta e penna. Così nasce il film di stasera…

- Un'epopea colossale che disegna il corrompersi dell'animo umano.

- Ho tanto invidiato i cinesi che festeggiavano il loro Capodanno!!!

- …capitolo quinto: chi è vivo ha vinto!

- Ho visto l'ultimo imperatore, ho visto il primo. E mo' sto a posto.

- Luoghi lontani fumosa memoria di una storia grandiosa e travolgente. Straordinario lavoro corale.

- Capitolo sesto: altri film come questo e cambio cineforum. Mai dire banzai!

- Questo film alla moviola sarebbe un fermo immagine!


Media voto: 6,41

Il film «storico» è genere di controverso gradimento. Normalmente amato dalle turbe oceaniche che scuciono i bigliettoni al botteghino, quasi sempre fa storcere il naso ai soloni che «ne capiscono». Fatalmente sospeso fra il documentario e l'affresco epocale è raro che sfugga alla tentazione romanzesca, per cui in tavola finisce, con rare eccezioni, il consueto polpettone servito, senza scampo, in generose porzioni. E' una questione di tempi: lettura e visione viaggiano a diverse velocità oltretutto incompatibili, in celluloide puoi sversare, che so, una novella, un romanzo breve ma più il finale sopporta il numero delle pagine, più l'abbiocco si fa strada in platea. Negli USA la faccenda l'hanno risolta a colpi di effettistica, il che qualche volta quadra il cerchio; altrove per questioni genetiche e/o di portafoglio si tira a campare e allora sono uccelli per diabetici. Amarissimi. Questa storia del capostipite della celeste genealogia cinese, in costante evoluzione da Mosè a Riccardo III, tiene duro in salsa epico-sentimentale per più di un'oretta, per poi sbracare slavinando verso i titoli di coda, mai come in questo caso provvidenziali. Perché, con il verso che aveva preso la faccenda, sembrava che dietro la macchina il nostro avesse intenzione di incanutrci: e le rive dello Yang Tze non sono quelle del Tevere. Perché i tempi di affabulazione orientale sono quello che sono. Perché di Kurosawa ne nasce uno ogni tanto. Perché in sala non consegnano telecomandi, altrimenti, credo, in pochi avrebbero avuto pietà.

Fred Flintstone

P.S. - Sia lode, tardiva, all'anima santa di Karl Barks, padre dell'amatissima genealogia dei Paperi, matita dei miei sogni, piuma delle mie piume...


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