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La povertà, anche quando è estrema, al cinema pare carina, commovente, poetica, non ha nulla di truce e angoscioso come nella realtà. Ma anche nell'autobiografia di Frank McCourt, pubblicata col titolo «Le ceneri di Angela», tradotta in 25 lingue e venduta in 6 milioni di copie, il freddo, l'alcolismo, la crudeltà, la fame, l'abbandono, la disoccupazione, la malattia, la morte hanno il segno dell'avventura, perché a raccontarli è un bambino dal cuore pieno di forza e speranza. E perché l'autore, che quel bambino è stato, emigrato negli USA a 19 anni, dopo aver insegnato per 45 letteratura inglese oggi è uno scrittore diventato celebre e ricco raccontando quell'infanzia desolata e quel mondo per fortuna oggi scomparso, nella città di Limerick dove piove sempre e crescere è un azzardo. All'inizio del film, diretto con passione da Alan Parker, come fosse la sua storia, il protagonista adulto, con un filo di ironia, dà il senso del tutto: «Ripenso alla mia infanzia e mi chiedo come sia riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata una infanzia infelice, ma un'infanzia infelice irlandese è peggio di un'infanzia infelice qualunque, e una infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora». Sia il libro che il film, a parte la pittoresca, quasi incredibile miseria di allora, ci fanno intravedere, dell'oggi, perché la pace laggiù sia ancora precaria. La quotidianità faticosa e aspra, umida come il grigiore dei muri di pietra battuti dalla pioggia, come lo scorrere del melmoso fiume Shannon, era percorsa da due odii implacabili. Per gli inglesi e per gli irlandesi protestanti del Nord. Ed era dominata da una punitiva chiesa cattolica, che terrorizzava i fedeli e umiliava i poveri. Il piccolo Frank, nato negli USA, torna in Irlanda, dopo la morte per stenti della sorellina neonata, con la mamma Angela, cattolica, il papà Malachy, protestante, i 3 fratellini più piccoli. Li aspettano parenti ostili, un materasso pieno di pulci, una tavola dove quasi mai c'è qualcosa da mangiare: il padre se trova lavoro lascia la paga al pub e torna a casa ubriaco, la madre mendica il carbone e partorisce altri due figli. I McCourt sopravvivono in un'allucinata quotidianità ma Frank e i fratellini, con la forza dell'infanzia, vitali, pieni di speranza, superano le sventure. Benché gli adulti, tranne un prete e un insegnante, siano spaventosi come i cattivi di Dickens. Angela, morta nel 1981, le cui ceneri il figlio riporterà a Limerick, ha la dolente grazia della bravissima Emily Watson («Le onde del destino»), Malachy ha i gesti sperduti di Robert Carlyle, attore preferito di Loach, diventato celebre mostrando il sedere in «Full Monty». Dei 3 ragazzi che hanno il ruolo di Frank (a 15, 10 e 5 anni) è incantevole il più piccolo, Joe Breen, col faccino arrabbiato dei bimbi senza gioia.
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